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  • Francesco Zingoni

Cina: la tigre tornerà a ruggire?

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La Cina ha guidato il calo degli asset dei mercati emergenti, le preoccupazioni per la ristrutturazione del debito delle sue società immobiliari e la repressione dei titoli tecnologici sembrano ora scontate dal mercato. Se la politica di blocco per il COVID-19 iniziasse a svanire, questo promuoverebbe una fase di ripresa. Mentre le stime di crescita per i mercati emergenti sono diminuite nel 2021, ci si aspettano ritorni per il 2022, che dovrebbe essere un anno positivo per le azioni dei mercati emergenti e per la Cina in particolare. Le politiche comuni di prosperità che sostengono la crescita del reddito da lavoro saranno nel tempo positive per i consumi. Il Congresso del Partito Cinese probabilmente darà priorità alle politiche interne che miglioreranno la crescita economica e i consumi. Per tutti gli elementi descritti sopra, il posizionamento resta positivo per questa area. Negli ultimi giorni il mercato azionario cinese è stato colpito da un forte flusso di vendite. Tuttavia, è lecito ritenere che questi movimenti non siano dettati da una valutazione razionale delle compagnie sottostanti, ma da un insieme di eventi e voci che ha portato al panico e alla conseguente vendita irrazionale. Analizziamoli insieme. PRINCIPALI EVENTI Negli ultimi giorni, ci sono stati diversi fattori scatenanti che sono stati usati per spiegare i recenti movimenti di mercato.

  1. ASPETTI REGOLAMENTARI USA In America, la SEC ha iniziato il processo di delisting delle compagnie cinesi quotate sulla borsa americana come conseguenza della nuova legge approvata nel 2020, secondo la quale i regolatori americani devono avere accesso ai dati audit delle compagnie straniere quotate in America (anche se questo processo di delisting per legge dovrebbe iniziare nel 2024). La Cina ha da sempre una legge che vieta ai regolatori stranieri di esaminare i dati delle società basate in Cina. Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, il regolatore cinese sta lavorando con la SEC per risolvere il problema (soluzione che si ritiene percorribile). Oltre a questo, è da tenere in considerazione che le compagnie americane quotate sulla borsa cinese rappresentano solo una piccola frazione delle più di 8.000 aziende quotate in Cina e che, tra queste, le principali hanno già una seconda quotazione sul mercato di Hong Kong. È quindi importante sottolineare che, teoricamente, questo fenomeno dovrebbe impattare solo un piccolo segmento di società e non tutto il mercato;

  2. CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA I media americani riportano la notizia che Putin abbia chiesto alla Cina di fornire aiuti militari alla Russia, compresi i droni militari avanzati. I media non hanno per ora fornito prove a riguardo e sia il ministro degli esteri cinese che quello russo hanno negato che questa richiesta sia stata fatta. Queste notizie hanno generato crescenti speculazioni sul fatto che la Cina si stia alleando con la Russia e che quindi sarà anch’essa soggetta a sanzioni. Queste speculazioni appaiono inverosimili; infatti, se finora la Cina non ha ufficialmente condannato la Russia (analogamente ad altri 47 paesi, inclusi India e Sud Africa), oggi il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha affermato pubblicamente che se da un lato la Cina non sanzionerà direttamente la Russia, dall’altro non prenderà parte in azioni che violerebbero le sanzioni imposte da US e EU alla Russia stessa. È inoltre importante notare un altro elemento. La Cina è il partner economico più importante per la Russia, ma questa rilevanza commerciale non è reciproca. Infatti, la Russia non risulta neanche tra i primi 10 partner commerciali della Cina, rappresentando infatti solo il 2% degli scambi commerciali. Anche se recentemente i due paesi hanno avuto degli interessi geopolitici in comune, non hanno storicamente avuto rapporti stretti di amicizia (si ricorda che 50 anni fa la Cina e l’Unione Sovietica andarono in guerra per la disputa di un confine e quest’ultima minacciò la Cina con un attacco nucleare). In sintesi: è lecito pensare che non ci siano elementi per ritenere che la Cina stringa una forte alleanza con la Russia contro l’occidente e che la Cina rispetterà le sanzioni che US e EU hanno imposto alla Russia (come dichiarato);

  3. ASPETTI REGOLAMENTARI INTERNI Una fonte del Financial Times ha riportato che il colosso del tech cinese Tencent potrebbe essere sanzionato per circa “un paio di milioni di RMB” (30 milioni di dollari americani) per aver violato le norme antiriciclaggio con il suo sistema di pagamento WeChat. Questo ha scatenato nuove speculazioni sul fatto che il settore tecnologico cinese sia nuovamente sotto un giro di vite regolamentare da parte del governo e questo ha portato a un forte flusso di vendite nell’intero settore. La notizia non è stata confermata e finora non ci sono evidenze della sua veridicità. Inoltre, in Cina (così come accade nel resto del mondo) è prassi che i regolatori sanzionino o rimproverino con regolarità banche, compagnie assicurative e società di intermediazione mobiliare per le loro violazioni in materia di antiriciclaggio; gli ultimi dati della banca centrale cinese mostrano che, solo nel 2020, 537 istituzioni in Cina sono state sanzionate dai regolatori per violazioni in materia di antiriciclaggio. Considerando che WeChat Pay è il secondo più grande sistema di pagamenti digitali nel mondo, con diverse centinaia di miliardi di USD di transazioni annuali, il fatto che ci siano stati dei problemi in materia di antiriciclaggio non dovrebbe sorprendere. Inoltre, anche se l’articolo fosse vero, una multa potenziale di 30 milioni di dollari americani per Tecent risulterebbe poco significativa se commisurata ai 40 miliardi di liquidità e ai 18 miliardi di profitti annuali della società. Non si ritiene che questa ultima azione (se confermata) faccia parte di un piano da parte del governo cinese per indebolire le società tecnologiche cinesi. Se questo fosse l’obiettivo, il governo avrebbe potuto smantellare l’azienda o chiudere il suo business (cosa che non è accaduta a Tencent o a qualsiasi altra società tech);

  4. NUOVI CASI COVID La Cina ha registrato il più grande numero di casi dall’inizio della pandemia, con più di 5.000 positivi registrati giornalmente. Si teme che, data la severa politica “zeroCOVID” adottata dal governo cinese (edifici interi, distretti o città messi in lockdown per prevenire la diffusione del virus), ci potrebbero essere ripercussioni sull’economia reale. Il polo tecnologico di Shenzhen è stato messo in lockdown, così come è molti distretti del polo commerciale di Shanghai. Così come è accaduto nei precedenti lockdown, si ritiene che in una o due settimane l’ondata di casi si estinguerà e le attività torneranno alla normalità. Inoltre, è da sottolineare che la Cina ha registrato un tasso vaccinazione con doppia dose del 90% (anche se i suoi vaccini non sono così efficaci come BioNtec e Moderna, i dati dal Sud America e dell’Sud-Est asiatico rivelano che sono comunque efficaci nel prevenire la morte o malattia grave). Si ritiene quindi che la Cina potrebbe a breve allentare la sua politica “zero-COVID”. Nonostante i lockdown di gennaio, l’attività economica ha continuato a migliorare con le vendite retail di gennaio e febbraio in aumento del 6,7% anno su anno e la produzione industriale in aumento del 7,5% anno su anno. Un altro dato interessante registrato a gennaio è che, nel corso di questo mese, c’è stato il più elevato aumento dei risparmi delle famiglie, raggiungendo il livello record di 104.000 miliardi di RMB (16.000 miliardi di USD). L’ultima volta che è stato registrato un accumulo così ingente nei risparmi è stato nel marzo 2020 (durante il lockdown nazionale), seguito da un’ingente spesa da parte dei consumatori nel secondo e terzo trimestre 2020 con la fine del lockdown.

CONCLUSIONI

Dopo aver evidenziato i principali fattori che hanno influenzato negativamente il mercato azionario cinese, è importante sottolineare le maggiori tendenze positive.

  1. CONTESTO MACROECONOMICO La Cina è stata soggetta a ondate d’inflazione quando l’economia è stata riaperta nel secondo trimestre 2020. Il fatto che allora non siano state adottate politiche monetarie e fiscali aggressive, ha fatto sì che il tasso attuale d’inflazione rimanga tenue rispetto al resto del mondo, con i dati di febbraio a livelli di 0,9%. Inoltre, il renminbi forte ha isolato la Cina da aumenti di prezzo su cibo e materie prime;

  2. POLITICHE MONETARIE Considerando che la banca centrale cinese - durante il picco della pandemia - ha tagliato i tassi di solo 30 bps, non ha intrapreso un QE e ha dovuto iniettare solo poca liquidità nel sistema finanziario e considerando la presenza di bassi livelli d’inflazione, i tassi d’interesse reali cinesi tra i più alti del mondo. Questo permette quindi alla Cina di essere non solo l’unico tra i principali paesi nel mondo ad essere in grado nel 2022 di aumentare gli stimoli monetari, mentre il resto del mondo sta adottando politiche monetarie restrittive, ma anche di avere margine per poter tagliare i tassi;

  3. POLITICHE FISCALI FAVOREVOLI Così come per le politiche monetarie, il governo cinese è stato estremamente cauto nel 2020 e nel 2021 in termini di stimoli fiscali. Infatti, nel 2021, il governo cinese ha effettivamente ridotto lo stimolo fiscale attraverso la riduzione della spesa, arrivando ad avere uno dei deficit di bilancio più bassi di tra i maggiori paesi al mondo (il deficit di bilancio 2021 in Cina era del 3,2%, in America del 12,4%). È pertanto probabile che, mentre il resto del mondo adotterà politiche fiscali restrittive nel 2022, la Cina sarà uno dei pochi paesi ad aumentare gli stimoli fiscali. Inoltre, è importante notare che l’anno scorso le azioni cinesi erano tra quelle con le più basse valutazioni nel mondo e, con i recenti movimenti nei prezzi, sono diventate tra le più sottovalutate. L’indice Hang Seng China, l’indice principale delle società cinesi quotate nella borsa di Hong Kong, ora è scambiato con valutazioni di P/E a 6,4x (in altri termini, le società generano un earning yield del 15,6%), a confronto con l’S&P500 che ha una valutazione di P/E a 21x. L’indice CSI300 A-shares, indice delle società quotate in Shanghai e Shenzhen, ha valutazioni P/E di riferimento a 14x, tra le più basse della storia. Queste ultime sono accompagnate da proiezioni di consenso degli analisti che vedono gli utili delle compagnie cinesi crescere del 23% nel 2022. Per capire quanto siano contenute le valutazioni, si consideri come esempio Alibaba. Secondo la sua ultima dichiarazione finanziaria, Alibaba ha 120 miliardi USD di liquidità in bilancio (e 21 miliardi USD di debito), negli ultimi 12 mesi ha generato 20 miliardi USD di profitti (per metterlo in prospettiva, Amazon ha generato 24 miliardi USD di profitti) e le sue proiezioni vedono una crescita dei profitti del 13% quest’anno. La compagnia ora è valutata 210 miliardi USD, praticamente la metà del valore della società è in liquidità. Se si esclude la liquidità, il mercato prezza che la compagnia vale cinque volte i suoi utili (per metterlo di nuovo in prospettiva, Amazon è 60 volte i suoi utili).

Riassumendo: si ritiene che i recenti movimenti nei prezzi delle azioni cinesi siano eccessivi e non riflettano i veri fondamentali dal mercato e delle aziende sottostanti. Molti dei rischi che il mercato percepisce sono esacerbati, a maggior ragione se si considerano le prospettive delle politiche fiscali e monetarie che rimangono tra le più positive al mondo.

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