Cerca
  • Francesco Zingoni

Cina: un'estate "calda"

Leggilo prima: iscriviti alla newsletter


“Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà."(Napoleone Bonaparte, 1816 dopo aver letto la relazione di viaggio del primo ambasciatore inglese in Cina, Lord Macartney)

Dopo aver sovraperformato altri mercati azionari regionali per gran parte della pandemia, negli ultimi mesi le azioni cinesi hanno registrato un netto calo. Il movimento iniziale è stato attribuito ai timori per il rallentamento dell’economia cinese, ma i cali più recenti sono stati determinati da un inasprimento normativo focalizzato su settori specifici. Tuttavia, esistono diversi motivi per cui restare ottimisti sulle prospettive a medio termine per gli asset cinesi, sebbene sia importante essere consapevoli che potrebbe essere necessario del tempo affinché la portata della stretta normativa diventi più chiara e di conseguenza migliori il clima di fiducia nei confronti del mercato azionario.


I recenti interventi delle autorità politiche vanno interpretati nel contesto degli sforzi di Pechino volti a bilanciare la crescita a breve termine con gli obiettivi politici a più lungo termine.

Nel settore tecnologico, le autorità di regolamentazione cinesi stanno adottando misure mirate a far fronte all’uso inappropriato del potere di mercato, limitare le opportunità di arbitraggio regolamentare e aumentare la concorrenza di mercato. La sicurezza informatica è un’altra nuova area di interesse, in cui particolare attenzione viene posta sul trattamento dei dati degli utenti da parte delle aziende. Vi sono chiari parallelismi con gli interventi normativi osservati nei mercati sviluppati negli ultimi anni. Anche le società che hanno scelto di perseguire quotazioni all’estero – spesso titoli tecnologici cinesi negoziati sulle borse statunitensi – sono soggette a ulteriori controlli e potrebbero essere particolarmente vulnerabili a future decisioni. In linea generale, le autorità di regolamentazione tecnologica stanno acquisendo una posizione più attiva, ma si ritiene che sia nell’interesse strategico della Cina punire i suoi campioni nazionali, soprattutto alla luce della sua lunga rivalità con gli Stati Uniti. Al contrario, si ritiene che le autorità di regolamentazione desiderino garantire che i giganti della tecnologia competano con la prossima schiera di innovatori in un mercato equo e ben funzionante.

Anche il settore dell'istruzione ha subito importanti cambiamenti normativi. Il governo cinese non approverà più la creazione di nuove società di tutoraggio private e le aziende esistenti che offrono servizio di tutoraggio per curricula scolastici dovranno trasformarsi in istituti non a scopo di lucro. Sebbene le lezioni nel settore privato rimangano discrezionali nella maggior parte dei paesi occidentali, il tutoraggio post-scolastico è diventato così dilagante in Cina che le autorità lo ritengono una delle principali sfide in materia di politica sociale. Le misure più recenti sono concepite per alleviare sia l’onere mentale di lezioni extra per gli studenti che l’onere finanziario per i genitori, nell’ottica di arrestare il calo del tasso di natalità cinese nel tempo. In questo contesto, non si prevede che le rigide azioni intraprese nel settore dell’istruzione si diffonderanno nell’intero settore privato.

Nonostante gli interventi del governo Cinese abbiamo creato particolare scalpore bisogna notare come, sia negli USA sia nell'UE non siamo nuovi a queste regolamentazioni, quello che cambia - sembrerebbe - è la reazione dei mercati. Alcuni esempi riguardanti il settore "education":

  • Nuove regolamentazioni del governo americano per impedire prestiti studenteschi per università private a scopo di lucro. Due aziende americante quotate in borsa, ITT Tech., e CCI (Corinthian Colleges Inc.) andarono in bancarotta nel 2016;

  • Negli anni '90 il governo della Corea del Sud ha vietato l'industria del tutoraggio privato (esattamente come è recentemente successo in Cina).

Per quanto riguarda invece la gestione dei dati e della privacy e le società tecnologiche possiamo ricordare:

  • Google: multata da UE nel 2015, 2016 e 2019 per pratiche anti competitive, abusi e shopping search;

  • Apple: multata nel 2016, 2020, 2021 (in corso) per evasione fiscale, price fixing e violazioni anti-trust (in corso);

  • Amazon: multata dal governo del Lussemburgo per violazione della salvaguardia dei dati personali;

  • Twitter: multata da UE nel 2020 per violazione di salvaguardia dati personale e nel 2021 dal governo indiano per lo stesso motivo;

  • Facebook: vedi articolo.

Dagli ultimi interventi politici emerge il desiderio di Pechino di garantire che la condotta aziendale resti allineata agli obiettivi politici a lungo termine dell'amministrazione. Ciò premesso, non si ritiene che questo rappresenti un cambiamento fondamentale rispetto a un altro importante obiettivo di lungo termine, ossia aprire i mercati cinesi ai capitali esteri. L’integrazione di azioni e obbligazioni cinesi negli indici internazionali sta richiedendo sforzi sostanziali. Le autorità politiche saranno assolutamente attente a non intraprendere azioni normative che minino l’attrattiva degli asset cinesi per la comunità globale degli investitori.

La riunione del Politburo di inizio agosto ha fornito maggiori informazioni sulla direzione della politica economica e normativa per il resto dell’anno. Sono ancora possibili ulteriori riforme in alcuni settori della “new economy”, dove le autorità cinesi desiderano ottenere risultati sociali più brillanti o migliorare il contesto competitivo. L’incertezza normativa rimarrà elevata fino a quando la portata delle riforme non sarà più chiara, in particolare nei settori politicamente o socialmente sensibili. È importante riconoscere, tuttavia, che molti leader della new economy cinese avranno ancora spazio per delineare la crescita futura; lavorano infatti a stretto contatto con il governo da molti anni e continueranno a farlo. Vi saranno anche settori che beneficeranno dei futuri cambiamenti in termini politici, come ad esempio la tecnologia incentrata sul clima per favorire la riduzione dei gas serra, le industrie legate all’accelerazione del lancio di veicoli elettrici e i settori critici per ottenere autosufficienza all’interno di aree fondamentali della catena di fornitura della tecnologia.

Dal punto di vista economico, il governo cinese riconosce gli squilibri della ripresa economica, con le piccole e medie imprese e le famiglie a basso reddito che ad oggi sono rimaste indietro. Di conseguenza, nel sostenere la crescita per il resto dell’anno saranno probabilmente preferiti stimoli fiscali mirati, anziché la politica monetaria. La politica monetaria si è spostata su una posizione più neutrale a seguito di un moderato inasprimento nella prima metà dell’anno, sebbene sia possibile un ulteriore allentamento se la crescita continuerà a rallentare.

In linea generale, Pechino sembra aver perfezionato la crescita tornando su un percorso più stabile, dopo aver attraversato la “fase di boom” della sua ripresa lo scorso anno. L’impatto dell’estensione della variante Delta rimane una sorta di jolly: il governo cinese è stato molto efficace nel contenere la diffusione delle varianti precedenti, ma i casi sono tornati a salire. Il lancio di un vaccino sta procedendo a ritmo sostenuto, sebbene gli studi reali sull’efficacia di vaccini diversi rimangano limitati. Questo sarà un problema da monitorare nei prossimi mesi. Non si vede all'orizzonte una ripetizione del brusco rallentamento registrato lo scorso anno dall’economia cinese, ma dato il desiderio della Cina di perseguire una strategia “zero Covid”, sussiste il rischio che vengano applicate periodicamente delle restrizioni. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla catena di fornitura globale; i recenti lockdown dovuti al Covid-19 a Ningbo-Zhoushan, il terzo porto più trafficato al mondo, sono un chiaro esempio.

Il netto calo registrato negli ultimi mesi ha ricordato che le azioni cinesi sono state oggetto di un livello di volatilità più elevato rispetto a molti altri mercati. Negli ultimi 25 anni, il rendimento annualizzato del mercato azionario cinese è stato pari a oltre il 5% in valuta locale, nonostante flessioni medie in corso d’anno prossime al 30%. Individuare il punto più basso di qualsiasi correzione di mercato è un compito impossibile, sebbene le valutazioni siano ora notevolmente diminuite da un massimo di oltre 18 volte gli utili prospettici a 12 mesi di inizio anno a meno di 14 volte oggi per l'MSCI China. Le valutazioni potrebbero restare sotto pressione fino a quando l’area di manovra delle autorità di regolamentazione sarà più chiara, anche se in ultima analisi ci aspettiamo che l’attenzione degli investitori tornerà gradualmente ai fondamentali specifici di singole società.

L'ultima novità è legata al settore gaming. La Cina ha una nuova regola per le centinaia di milioni di giovani giocatori del Paese: niente videogiochi online durante la settimana scolastica e un'ora al giorno il venerdì, i fine settimana e i giorni festivi. Tuttavia, anche in questo caso, per quanto l'intervento dello Stato possa preoccupare se si considerano i fondamentali e il reale impatto delle nuove normative possiamo notare ad esempio come Tencent, la più grande azienda di videogiochi al mondo per fatturato, ha tuttavia affermato che i minori rappresentano solo una piccola percentuale delle entrate dei suoi giochi online. I giocatori di età inferiore ai 16 anni hanno rappresentato solo il 2,6% delle entrate lorde di gioco in Cina durante l’ultimo trimestre.

Risulta quindi ragionevole concludere che gli asset cinesi rimangono una parte essenziale degli investimenti azionari e obbligazionari globali. Pechino ha compiuto enormi sforzi per aprire i suoi mercati dei capitali agli investitori internazionali e prevediamo che questo obiettivo rimarrà una priorità. La volatilità a breve termine non ha sostanzialmente cambiato l'opportunità d'investimento a lungo termine in Cina, basata sull'innovazione tecnologica e sull'ascesa dei consumi interni. L’elemento chiave per gli investitori è accedere ai mercati cinesi nel modo giusto, ossia tramite un portafoglio diversificato di società onshore e offshore e con un approccio attivo in grado di distinguere tra vincitori e perdenti in termini di obiettivi politici a lungo termine del governo.

(fonte: J.P. Morgan Guide to the Markets – Asia)

8 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti