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  • Francesco Zingoni

Le regole d'oro degli investimenti a lungo termine

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“Investire è semplice, ma non è facile". (Warren Buffet)

Quando si tratta di investire a lungo termine, il segreto del successo non sta nel saper prevedere il futuro, ma nell’imparare dal passato e nel comprendere a fondo il presente. In questo "speciale" andremo ad approfondire sette strategie di comprovata efficacia che possono aiutare a gestire i portafogli in contesti di mercato sfidanti come quelli odierni e a conseguire gli obiettivi futuri.

1. INVESTIRE PER IL FUTURO

L’aspettativa di vita è in aumento. Grazie ai progressi della medicina e a uno stile di vita più sano, l’età media della popolazione continua ad aumentare. Il grafico illustra la probabilità di raggiungere 80 o 90 anni per una persona che oggi ne ha 65. Potrebbe sorprendere il fatto che, per una coppia di 65enni, vi è una possibilità del 50% che almeno uno dei due partner viva altri 25 anni tagliando il ragguardevole traguardo dei 90 anni di età. Quindi anche il capitale potrebbe dover avere una vita più lunga di quanto si possa immaginare.




2. “LA LIQUIDITÀ È TUTTO”: UN MITO DA SFATARE (PARTE 1)

A SINISTRA: la liquidità ora rende poco.

Spesso gli investitori considerano la liquidità alla stregua di un “bene rifugio” in cui investire nelle fasi di volatilità, o persino di una fonte di reddito. Ma in questi tempi di tassi d’interesse bassissimi, i rendimenti disponibili sulla liquidità sono prossimi allo zero e, con il passare del tempo, l’inflazione rischia di erodere il capitale investito in questa classe di attivo. E poiché si prevedono tassi d’interesse ancora bassi, gli investitori dovrebbero assicurarsi che la quota investita in liquidità non comprometta i loro obiettivi a lungo termine.

A DESTRA: l’inflazione erode il potere di acquisto.

Un risparmiatore avverso al rischio che decide di nascondere il denaro sotto il materasso è destinato a scoprire che nel tempo l’inflazione riduce il valore reale di tale denaro. Se questo non viene investito il potere d’acquisto, ossia i beni acquistabili con quel denaro, diminuiranno di oltre la metà nell’arco di 40 anni, nell’ipotesi di un tasso d’inflazione del 2% annuo.



2. “LA LIQUIDITÀ È TUTTO”: UN MITO DA SFATARE (PARTE 2)

Sottoperformance della liquidità nel lungo periodo. La liquidità lasciata “in panchina” offre rendimenti minimi sul lungo periodo. Gli investitori che hanno parcheggiato denaro in banca hanno perso i rendimenti che avrebbero ottenuto restando investiti nel lungo termine. Nel caso in cui si decida di investire, è opportuno ricordare che le azioni hanno tradizionalmente sovraperformato le obbligazioni su un orizzonte temporale di lungo periodo, anche se si possono verificare turbolenze nel breve termine.



3. INIZIARE PRESTO E REINVESTIRE IL REDDITO

A SINISTRA: cominciare presto e investire con regolarità.

L’interesse composto è ciò che accade quando si ottiene un rendimento non solo dell’investimento iniziale, ma anche dagli eventuali guadagni accumulati negli anni precedenti. Le potenzialità sono talmente elevate, che perdere anche solo alcuni anni di risparmi e crescita può fare un’enorme differenza sui rendimenti finali. Iniziando a 25 anni con 5.000 Euro l’anno in un investimento con un tasso di crescita del 5% annuo, a 65 anni ci si ritrova con un capitale che supera di circa 300.000 Euro quello che si otterrebbe iniziando a 35 anni; il tutto con soli 50.000 Euro di investimento in più.

A DESTRA: reinvestire i redditi derivanti dagli investimenti se non se ne ha bisogno.

I proventi generati grazie agli interessi composti possono diventare ancora più redditizi reinvestendo il reddito prodotto dall’investimento, potenziando così ogni anno il valore iniziale del portafoglio. Sul lungo termine, decidere di reinvestire o meno i redditi può fare un’enorme differenza.



4. RENDIMENTI E RISCHI DI NORMA VANNO A BRACCETTO

Investire implica compromessi. Dall’inizio del 2000 gli attivi che hanno messo a segno le performance migliori sono stati anche quelli che hanno registrato la maggiore volatilità dei prezzi. Per ottenere un livello di rendimento più elevato è necessario accettare, ed essere in grado di tollerare, una maggiore volatilità dei prezzi. Vale però anche il contrario. Come illustrato nel grafico, gli attivi a rischio più basso tendono a generare rendimenti inferiori nel lungo termine. Nel caso in cui un investitore non sia disposto ad assumere un rischio più elevato, o nel caso in cui le circostanze non lo consentano, si dovrebbe essere realisti in merito ai possibili rendimenti.



5. LA VOLATILITÀ È ALL’ORDINE DEL GIORNO

Mantenere la calma quando tutti perdono la testa. In ogni anno ci sono momenti difficili e l’anno scorso non ha fatto eccezione. I puntini rossi nel grafico rappresentano la massima flessione infragiornaliera sui mercati azionari in ogni anno solare, ovvero la differenza tra il massimo e il minimo toccati dal mercato nei 12 mesi in questione. È difficile prevederli, ma i crolli a doppia cifra sui mercati sono un dato di fatto e si ripetono quasi ogni anno. Gli investitori dovrebbero aspettarseli. La volatilità nei mercati finanziari è normale e gli investitori dovrebbero essere preparati agli alti e ai bassi, anzichè reagire emotivamente quando la situazione diventa difficile. Le barre grigie rappresentano i rendimenti dei prezzi di mercato sull’intero anno solare. Come si nota, malgrado le fasi di ribasso il mercato azionario si è ripreso, offrendo rendimenti positivi quasi nella maggior parte degli anni. E dunque, niente panico: nella maggior parte dei casi, le fasi di ribasso sui mercati azionari rappresentano un’opportunità, e non un motivo per vendere.




6. INDIVIDUARE IL MIGLIOR MOMENTO PER INVESTIRE È DIFFICILE (PARTE 1)

La pazienza è una virtù. Vendere dopo che il mercato ha registrato un pesante calo in generale è sbagliato. Tuttavia, può essere difficile non farsi prendere dal panico e spesso si tende a vendere dopo che le azioni sono già scese. Il grafico illustra che i grandi deflussi spesso si verificano quando i prezzi delle azioni sono già prossimi ai minimi, il che significa che gli investitori, vendendo, subiscono perdite e non partecipano alla ripresa successiva.



6. INDIVIDUARE IL MIGLIOR MOMENTO PER INVESTIRE È DIFFICILE (PARTE 2)

Il tempo premia chi sa aspettare. Benché i mercati possano sempre avere una giornata, una settimana, un mese o addirittura un anno negativo, la storia insegna che gli investitori hanno probabilità decisamente minori di subire perdite in periodi di tempo più lunghi. È importante quindi mantenere una prospettiva di lungo termine. Il grafico illustra questo concetto. Gli investitori non devono necessariamente aspettarsi in futuro gli stessi rendimenti osservati in passato. Tuttavia, un portafoglio diversificato tra azioni e obbligazioni storicamente non ha subito un rendimento negativo in alcun periodo di 10 anni consecutivi, nonostante le ampie oscillazioni annuali osservate dagli anni Cinquanta.



7. LA DIVERSIFICAZIONE FUNZIONA

Evitare di mettere tutte le uova nello stesso paniere. Gli ultimi 10 anni sono stati un viaggio instabile e tumultuoso per gli investitori, con disastri naturali, conflitti geopolitici e, più recentemente, una pandemia globale. Eppure, nonostante queste difficoltà, a registrare le performance peggiori fra le classi di attivo qui illustrate sono state la liquidità e le materie prime. Nel frattempo, un portafoglio ben diversificato composto da azioni, obbligazioni e altre classi di attivo ha reso oltre il 7% annuo nell’arco dello stesso periodo. Il portafoglio diversificato ha inoltre offerto agli investitori un andamento più regolare rispetto a un investimento in sole azioni, come si evince dall’ultima colonna a destra che riporta la volatilità.



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